Brasile e India sono paesi tosti ed emergenti, ma le rispettive popolazioni, benché il PIL di entrambi si rizzi non poco, continuano a vivere in gran parte in miseria. Brasile e India ci hanno sfrucugliato mica male, con le vicende di Battisti e dei marò, e tuttavia l'Italia è in prima fila nel riempirli di soldarelli, con le ONLUS che ci lavorano e con i progetti governativi di cooperazione sul territorio. E se chiudessimo i rubinetti? Se il Brasile se la tira, e poi si ritrova, per esempio, un esercito straccione, che senso ha che l'Italia foraggi un paese così ricco di contraddizioni? I buonisti con il culo al caldo potranno aiutare privatamente un governo tanto sconsiderato come quello dell'ex terrorista Dilma, giusto per colmare le loro ambasce nei confronti degli abitanti delle favelas, che certo non vedranno un picco di quelli nostri destinati alla cooperazione. L'India sbatte in bujosa i marò tricolori, pur promettendo che li accudirà cucinando loro gli spaghetti, per tirare sul prezzo, alla stregua dei furfanti iracheni che si spupazzarono la Sgrena o le due Simone. Sono pronto a scommettere che le famiglie dei pescatori ammazzati non si sa bene da chi resteranno a bocca asciutta, mentre qualche politicante o poliziotto o financo togaccione della patria di Gandhi, e magari l'intera triade, si sollazzerà con il contenuto di una valigetta per adesso ancora nelle mani di Terzi di S. Agata. In fondo, i potenti yankee non si dovettero acconciare a restituirci quella sfracellagingilli della Baraldini, che veniva data per moribonda, al fine di riavere indietro i due idioti, pur soggetti al codice militare USA, che avevano provocato la tragedia del Cermis? Terzomondo una cippa: in diplomazia, vince chi ha più da offrire. Personalmente, tifo per il ritorno di Latorre e Girone, che ad occhio paiono di una tempra superiore a quella di Cocciolone. Se poi ci metteranno un'altra accisa sulla benzina per recuperare con gli interessi il capitale sborsato, vabbuò, sarà stato per una buona causa! Non mi figuro Monti con la bava alla bocca, deciso a stracciare i permessi di soggiorno degli incolpevoli cittadini indiani accasati chez nous: sarebbe innanzitutto una vigliaccata, e poi li sentiresti, gli strilli delle damazze private del ristorante etnico che ti serve il riso al curry o, ancor peggio, costrette a cercarsi nuovi domestici... E la Fiat, che minaccia di chiudere un paio dei suoi siti sul suolo patrio, come farebbe a stringere ancora rapporti con la Tata? Quasi quasi, visto il ritardo delle nostre pubbliche amministrazioni nell'informatizzarsi, perché non comprare in blocco i computer da Nuova Delhi, insieme ai tecnici, per accelerare la pratica? Sempre meglio che farsi bidonare dallo svizzero Carletto...
mercoledì 7 marzo 2012
domenica 4 marzo 2012
Nimby Kids
L'Istituto Bruno Leoni mette il dito sulla piaga: i governi hanno finora pompato ingenti somme da Mastriccionia per un'opera faraonica destinata a concludersi quando gli attuali giovanotti arrabbiati e traliccianti saranno prossimi a diventare nonni. E pensare che nei cantieri ci sta la crème de la crème dell'imprenditoria assistita, che non si fa scrupolo di ricorrere alla manovalanza straniera, beffandosi giustamente della bufala che vorrebbe il TAV quale irripetibile occasione per gli sfigati valsusini senza posto fisso (sull'eventuale indotto stendiamo un velo pietoso...). Tuttavia, la protesta ormai trascende la stessa costruzione della ferrovia - "diminuzione dei cavalli, aumento dell'ottimismo" - e non si può ignorare che la Bassa Valsusa, già patria di 'resistenti traditi' e serbatoio per Prima Linea, stia facendo le prove per l'insurrezione prossima ventura. Considerando la durata e la continuità delle manifestazioni, siamo ben oltre la jacquerie luddistica: siamo in pieno ludus pre-rivoluzionario, all'anti-G8 permanente, con le inevitabili ricadute di credibilità per chiunque stia adesso a Roma. Alberto Perino, capo della sollevazione, è un vecchio arnese del PSI craxiano, dove frondeggiava a livello locale, non avendo evidentemente i numeri per ambire più in alto: se non ricordo male, si annidava all'interno della società autostradale cui ieri i manifestanti hanno immobilizzato con il nastro da pacchi le sbarre di passaggio ai caselli e oscurato le telecamere. Un piccolo ras del clientelismo paesano metamorfizzatosi in masaniello forse aspirante al laticlavio. Che il TAV sia cosa buona e giusta è forse ancora, a distanza di vent'anni, da dimostrare, ma è evidente che l'allevamento dei fancazzisti picchiatori è fiorentissimo. Lenin, che era un dittatore, a questo punto non si sarebbe certo posto la famosa domanda "che fare?". La democrazia, purtroppo, soffre di blackout nel rispondere al medesimo quesito, facendo prudere le mani financo ai pacifici. Speriamo in una replica della 'marcia dei quarantamila', che parta stavolta dall'Alta Valsusa. Sempre che non avvenga un generale menar di mani tra i Nimby Kids di ogni dove, là confluiti, e gli amici del commercio non soffocato.
lunedì 20 febbraio 2012
Lo spacco che spaccò l'Italia (fino al prossimo dialogo sui massimi sistemi...)
Quelli che mettevano i mutandoni alle ballerine dei varietà televisivi, fosse solo per ragioni anagrafiche, dovrebbero ormai - l'ultimo è stato un tizio la cui fama sarebbe stato meglio restasse confinata a uno schiaffo dato a una signora in decolleté - avere raggiunto l'altra sponda (nel senso che si dava una volta a tale espressione), ma nel frattempo sono sorti altri più pericolosi nemici del sesso gioioso: purtroppo, certi libertini e libertari invecchiati male, dopo avere goduto in gioventù dei sapidi frutti della liberazione dell'eros, scopando come ricci fra un'assemblea studentesca e un dibattito da cineforum, si sono trasformati in rancidi istrici, complice una sociologia onnivora che ha fagocitato pure l'amore spensierato, alla boia d'un giuda, riducendo tutto a "un fatto di clima, non di voglia". Lungi dal confessarlo, hanno eletto a loro patrona (occulta, per carità) Santa Belen Martire, fingendo che i suoi occhioni sgranati nascondano la sofferenza di una calendarizzata suo malgrado. Proprio non riescono a farsi una ragione della mancanza di sobrietà di una farfallina che riesce a volar alto pure rimanendo a livello inguinale. Si meritano tutti una cena a lume di candela con la Fornero e la Camusso a far loro piedino in contemporanea. Asini di Buridano della libido in loden. Con un tartufo come dessert.
domenica 19 febbraio 2012
Farfallina distraente
Lady Tears, alias Elsa Frignero, come genialmente l'ha nomata un assiduo partecipante a un forum di destra, è una savonarolessa
bigottona che invidia il tatuaggio inguinale di Belen. Tutto il bailamme
mediatico sulla discesa di scale (sideralmente lontana, se ne converrà, dall'incedere di una
Wandissima) della guapa dagli occhioni sgranati e dalle natiche
epiche (copyright di Selvaggia Lucarelli su Libero), è la cifra del
principio di distrazione cui vorrebbe condannarci la Lodensprung al potere,
che preferisce discettare sul nulla - in senso letterale - propinatoci dalla
tivuaccia di stato per evitare al rosicamento dei sudditi per la
balzellomania imperante di trasformarsi in una gigantesca jacquerie che
tutto travolga. L'illusione di anestetizzare il popolino con un dibattito
sulla farfallina belenesca è figlia di un elitarismo bastardo, tipico dei
finti competenti che si beano del coro laudatorio dei gazzettieri cortigiani,
fingendo che il disgusto di quanti sono costretti a vivere da spettatori,
senza manco il conforto del telecomando per zappingare via le biffe degli
usurpatori della democrazia, le gesta tassatorie di una manica di nati con il
cucchiaio d'oro non possa alla fine tracimare in una violenza ateniese,
sghignazzando delle lacrime da stress di una profia abituata all'Empireo. Pur
non condividendo uno iota delle idee dello sciacallo Vauro, trovo fulminante
la vignetta in cui un nerboruto operaiaccio si pone sulle ginocchia una
Fornero singhiozzante a pieni polmoni e, calatele le mutandine cesellate (e
firmate, ça va sans dire), la sculaccia con foga proletaria, ripetendole
didatticamente: "Quante volte ti ho detto che l'articolo 18 non
si tocca?".
sabato 18 febbraio 2012
Vile, tu uccidi un cavallo morto!
In fondo, Celentano si è mostrato fedele a se stesso o, meglio, al proprio personaggio di incoerente al cubo, tale più per superficialità e incultura che per macchiavellismo. Di nuovo, c'è che se la sia presa con i preti e con la stampa cattolica, solo un attimo prima che Mariolone sdoganasse il tabù della Chiesa abbarbicata al proprio patrimonio immobiliare esentasse. Adriano precursore? Bah, il quotidiano della CEI e, soprattutto, la rivista dei Paolini, impermalositi per l'inattesa stoccata, hanno reagito come pulzelle violate, immemori del ruolo ricoperto in tutti questi anni sul palco dell'antiberlusconismo programmatico. L'antico Molleggiato non si è mostrato sobrio al cospetto dei telespettatori e della platea di eccellenti inamidati dell'Ariston e ha toccato i nervi scoperti di gente superciliosa, autoconvintasi per ragioni alimentari di stare nel miglior mondo possibile. Se il guitto ha toppato, la manageressa cattolicona si sarà sentita un focherello lambirle le terga, e magari le saranno pure fischiate le orecchie, non soltanto metaforicamente, per qualche telefonata che mai avrebbe voluto ricevere, ma la colpa, ahiLei, è stata soltanto sua. Monti da Fazio ha sussurrato di importanti novità in vista per il carrozzone di Viale Mazzini? L'unica che riuscirebbe a smuovere i telespettatori dal torpore sarebbe la chiusura totale. Si dichiari la bancarotta del servizio pubblico e ognuno vada per la sua strada.
mercoledì 15 febbraio 2012
Cinque cerchi e nessuna botte
Per una volta, il bassotto italiano della sora Angela l'ha azzeccata e gliene si renda merito: il sogno olimpico di Alemanno, che sperava di far dimenticare al volgo la figura da pupazzo di neve rimediata con il colpo basso del meteo cinico e baro, impugnando la fiaccola dei Giochi a mo' di clava, si è infranto contro il niet di un Monti impossibilitato a ignorare quanto la catastrofe greca di oggi sia debitrice anche verso la follia di avere voluto che la massima manifestazione sportiva mondiale si svolgesse all'ombra del Partenone otto anni or sono. E l'equazione con il Cupolone sarebbe stata servita calda calda al rigorista che avesse ciccato un pallone così facile. I mugugni della cricca già ghignante per il terremoto aquilano saranno giunti forse fino al trono di Zeus, ma, siccome lo stesso padre degli dei conta oggi meno di San Napo, nessuna folgore scenderà a consolare i fautori del panem et circenses.
venerdì 3 febbraio 2012
I togaccioni sono tutto fuorché stupidi: hanno annusato il vento e capito benissimo che la loro casta è forse ancor meno amata e stimata, se possibile, di quelle dei partitanti e dei gazzettieri, soprattutto perché più dannosa di entrambe le altre. Rinunziare ai privilegi e giocarsela ad armi pari con le proprie vittime? L'ermellino è un feroce mustelide, con il gusto sadico del cacciatore, pronto a sbranare ogni preda un poco più piccola e debole di lui. Il potere gli è stato dato da un pavido branco di allegri topastri convinti di essere in grado di separare i territori di caccia a danno di animali meno scaltri. La follia maggiore è stata agganciare gli emolumenti di coloro che erano semplici impiegati statali alle prebende sempre crescenti dei bramini della politica, il cui ultimo pensiero è quello di rispettare il proprio preteso sacerdozio. Amministrare la giustizia è compito che farebbe tremare le vene e i polsi a ogni cittadino di onesti sentimenti, donde il sospetto che quanto preme davvero ai signori giudici e pubblici ministeri sia piuttosto non perdere la competizione con chi li ha trasformati in ricconi fanatici.
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