La rivolta fiscale verrà. Silenziosa e letale. Non tanto silenziosa, forse, se a qualcuno pungerà vaghezza di tirare fuori i forconi, come paventano i sindaci italiani, incastrati nel ruolo di esattori da un governo inetto e deboluccio nel far di conto. Si sta respirando una brutta aria, per chi vorrebbe mantenere i sudditi imbalsamati nel rispetto di norme inique e vessatorie, come spesso sono quelle che regolano l'arraffamento delle risorse private da parte del Leviatano statale: l'impressione è che stavolta manco Socrate accetterebbe di bere la cicuta, dovendo fronteggiare tenutari del potere così sprezzanti del buon senso da minacciare bagni di sangue qualora la loro creatura prediletta, la dannata IMU sorta dalle ceneri dell'ICI per una resipiscenza furbastra del Cav già in odore di giubilamento, venisse azzoppata dalla legittima indignazione popolare. Verrà il fisco e avrà i tuoi occhi, sembrano promettere quelli della Lodensprung, ormai tarantolati dalla paura che crolli in maniera catastrofica il castello di bugie costruito sulla spocchia di chi si sentiva investito dal dio dei 'poteri forti' di una missione salvifica, subito contraddetta dalla gragnuola di balzelli con cui si è sotterrata ogni speranza, pur minima, di innescare anche solo una parvenza di crescita, d'altro canto difficile da ipotizzare in un contesto di crisi sovrannazionale. Ora, se è vero che il Mariuolone Monti ci è stato appioppato da San Napo su ordine dei gerarchi mastriccionici - chi non ricorda il diktat del rompino Van Rompuy? -, è altrettanto vero, come si è ripetuto fino alla nausea, che il Bokkoniano amaro ci viene fatto quotidianamente trangugiare dall'insipienza dei politici nostrani, ben lieti di demandare ai prof il lavoro sporco che non hanno il coraggio di compiere ancora adesso, a più di sei mesi dal laticlavio regalato sulla fiducia all'uomo della Trilateral (e di Goldman&Sachs), alla stregua di un Nobel qualsiasi affibbiato a un altro campione dello Yes, we can, che perlomeno la sua elezione se l'è sudata in giro a sbaciucchiare pupi e a titillare l'orgoglio della propria gente. Ma se il sobrio per antonomasia non riuscisse a portare a termine il compitino per il quale è stato scelto, cosa succederebbe a lui e ai suoi mandanti nazionali? Esclusa la morte per fame, tuttavia qualcuno potrebbe cominciare a guardarlo un po' come accadde al conte Ugolino, con la differenza che, in luogo dei figli da mangiare, il nostro eroe in grigio si troverebbe sulla coscienza milioni di connazionali spolpati, senza la consolazione di avere centrato nella partita del bilancio la X pronosticata con tanta sicumera. A meno che, appunto, i candidati allo spolpamento non decidano di dribblare in extremis la linea d'attacco dei Befera Boys, la squadra per la quale tifa il bassotto della Merkel, mandandola in fuorigioco. Qui non si tratta di avere Grillo per la testa, bensì di usare la medesima per scompaginare i piani di bottino (ventuno miliardi!) della cricca miliardaria al governo e, di riflesso, della furfanteria partitante che le regge il moccolo. Altro che astensionismo, schede bianche o voto a comici scambiati per statisti! Ricorrendo a un'espressione cara a un democristo trasmigrato a sinistra, sarebbe un vero segno di discontinuità con il passato tagliare (dal basso) i viveri alla casta politica. Risparmiando i dindi destinati all'IMU con il negarli innanzitutto ai sedicenti 'tecnici' tesi alla propria sopravvivenza politica, si farebbe un gran bene al Paese reale e si svelerebbe la nudità dell'imperatore Monti, esponendolo alla vendetta dei suoi committenti. Se financo i capoccioni del Fondo Monetario Internazionale, con tutto il pelaccio che hanno sullo stomaco, mostrano orrore per la mitragliata di tasse del governo di Der Kommissar, significa che il tempo è venuto: non si tosano le pecore cui siano spuntate le zanne. La Lodensprung ha già evidenziato la propria intrinseca debolezza nel contrastare chi le si opponga a muso duro (Fornero docet): è ormai da settimane che Befera viene rampognato per l'eccessivo presenzialismo catodico, a dimostrazione che Monti qualche dubbio sulla strategia del balzello forse lo sta coltivando, senza peraltro poterlo dire per non sputtanarsi completamente. Anzi, il timore che si incattivisca da qui a dicembre, di fronte a una possibile 'bagnata' in occasione della scadenza della rata d'acconto IMU, è più che fondato, ma, paradossalmente, vi è da augurarsi che così avvenga, in modo da convincere anche i più riottosi a dare corpo alla rivolta fiscale nel momento del conguaglio dicembrino. E, per favore, non si blateri di antipolitica: a tale proposito, si dovrebbe finalmente dissipare l'equivoco su cosa davvero vogliano gli antipolitici, i quali sbraitano contro la casta, ma nello stesso tempo continuano a invocare lo stato-mamma, a differenza di molti (non tutti) fra i grillini, sinceramente convinti che possa esistere un altro modo di fare politica (non è detto sia quello giusto...). Verrà la rivolta fiscale e avrà la testa di Monti.
sabato 19 maggio 2012
venerdì 13 aprile 2012
Risposta al montiano Marsonet
http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=34367
Non sono un bokkoniano e non sono manco laureato, perciò dovrei starmene zitto e umile e sottomesso al cetriolo gigante approntato da quei pozzi di scienza economica calati dall'empireo quirinalizio a miracolo mostrare? Tutti insieme, quelli della Lodensprung, dal passerotto alla fornerina, mi stanno forse conducendo verso la magica Shangri-la, con l'aiuto dello sherpa Befera, uso ad arrampicarsi su un Himalaya di specchi per giustificare come mai il tanto magnificato recupero dell'evasione abbia finora sortito l'ennesimo 'ottomila' di tasse e balzelli, in luogo del topolino di un minimo abbassamento di una qualsivoglia accisa, foss'anche riferita al terremoto di Messina? Andassero a spalare il mare, Mariuolone e Lady Tears, giusto per raccogliere la rumenta di
una gabella sull'orchite dei pesci! Ella, caro professor Marsonet, appartiene di diritto alla schiatta degli utili intelligenti, abbagliati per troppa scienza dal sole malato del dio Fisco-Aton, l'unica divinità degna di essere adorata in pieno XXI° secolo con sacrifici umani! Con quale toupé ci viene a proclamare non esservi alternativa al dissanguamento generalizzato e alla prostituzione di chi
gode a manutenere il priapo bancario, che nega prestiti al colto e all'inclita pur di non sganciare un dindo di quelli elargitigli da Mastriccionia (che fa rima con Babilonia, la gran puttana dell'Apocalisse)? Pozzi, sì, ma senza fondo... al pari dei partitanti, delle camusse e delle marcegaglie che si strusciano loro addosso!
P.S. - Mi scuso per l'inusuale (per me) abbondanza di punti esclamativi. Confesso di averne raccolti molti per strada, cercando di star dietro agli adulatori del Sobrio, che li perdevano fin dalle maniche, come avviene ai bari di professione.
Non sono un bokkoniano e non sono manco laureato, perciò dovrei starmene zitto e umile e sottomesso al cetriolo gigante approntato da quei pozzi di scienza economica calati dall'empireo quirinalizio a miracolo mostrare? Tutti insieme, quelli della Lodensprung, dal passerotto alla fornerina, mi stanno forse conducendo verso la magica Shangri-la, con l'aiuto dello sherpa Befera, uso ad arrampicarsi su un Himalaya di specchi per giustificare come mai il tanto magnificato recupero dell'evasione abbia finora sortito l'ennesimo 'ottomila' di tasse e balzelli, in luogo del topolino di un minimo abbassamento di una qualsivoglia accisa, foss'anche riferita al terremoto di Messina? Andassero a spalare il mare, Mariuolone e Lady Tears, giusto per raccogliere la rumenta di
una gabella sull'orchite dei pesci! Ella, caro professor Marsonet, appartiene di diritto alla schiatta degli utili intelligenti, abbagliati per troppa scienza dal sole malato del dio Fisco-Aton, l'unica divinità degna di essere adorata in pieno XXI° secolo con sacrifici umani! Con quale toupé ci viene a proclamare non esservi alternativa al dissanguamento generalizzato e alla prostituzione di chi
gode a manutenere il priapo bancario, che nega prestiti al colto e all'inclita pur di non sganciare un dindo di quelli elargitigli da Mastriccionia (che fa rima con Babilonia, la gran puttana dell'Apocalisse)? Pozzi, sì, ma senza fondo... al pari dei partitanti, delle camusse e delle marcegaglie che si strusciano loro addosso!
P.S. - Mi scuso per l'inusuale (per me) abbondanza di punti esclamativi. Confesso di averne raccolti molti per strada, cercando di star dietro agli adulatori del Sobrio, che li perdevano fin dalle maniche, come avviene ai bari di professione.
martedì 27 marzo 2012
Calabresi santino della sinistra?
Assolto dal regista cantore de La meglio gioventù (troppo buono... !) per il defenestramento di Pinelli, sembra proprio che il commissario Calabresi si avvii a diventare una micro-icona del popolo di sinistra ai tempi dello 'spredde' e della confusione mentale sui salvatori d'Italia a colpi di balzelli. Pare, insomma, che siano state le sempiterne forze oscure della reazione in agguato a decretarne la morte, 'sparandolo' a tradimento per impedirgli di far luce sulle loro sporche mene. Ancora deve uscire nelle sale l'ultima fatica cinematografica dell'ineffabile paraculo Marco Tullio Giordana, che piglia le mosse dall'eccidio di Piazza Fontana per riscrivere, alla stregua d'un bignamino del politicamente corretto, un biennio cruciale della storia italiana, fino all'annientamento fisico di un coraggioso funzionario di polizia già massacrato ripetute volte in effigie dalla peggio intellighenzia italiota, coalizzata contro un sol uomo, ridotto a uomo solo, a imperitura vergogna dell'alta borghesia progressista di quegli anni e degli anni a venire, e già fioccano le polemiche, che il furbo filmarolo contiguo a tale ambiente sfrutterà per pubblicizzare il proprio 'capolavoro', dove è presumibile che il taciuto sovrasti di gran lunga financo le verità di comodo da inoculare a spettatori per lo più ignari di quell'epoca travagliata. Ci sono tanti modi per ammazzare una persona dopo la morte, e l'ipocrisia, la reticenza programmatica, il travisamento cercato, sono l'estremo tentativo di seppellire l'ombra di Banquo dei nostrani rivoluzionari da salotto. Farsi belli con il parce sepulto riservato al nemico di classe è l'ultima astuzia di una manica di mediocri nostalgici dell'egemonia culturale che fu. Un soprassalto inquietante, che ci auguriamo non venga metabolizzato dagli adoratori del vuoto pneumatico oggi diffuso.
venerdì 16 marzo 2012
Pacco, paccata e contropaccata
Monti è il pacco rifilatoci da quegli Insinna di terza mano che sono i burosauri di Mastriccionia. Già antipatico di suo, piacendo alla gente che piace secondo la pubblicistica fuffarola al limite della circonvenzione d'incapace (solo da noi la gente riesce a sbavare per un presidente della Repubblica con i trascorsi di Napolitano), dubito sarebbe stato in grado di farsi amare come nonno ideale da qualsivoglia infante delle nostre contrade, se non avesse accompagnato la sua breve marcia verso il fisco perfetto con la grancassa mediatica della sobrietà fatta dio nella patria degli emotivi eccessivi. La ministra coccodrillona, lungi dall'assestare un pedatone tecnico a Susanna Pannarancida, è ancora ferma al ditino ammonitore, non sapendo manco dove ficcarlo per dimostrare di non essere una profia saputella facile allo stress per le maratone infinocchiapopolo. Incartandosi sull'articolo 18, sospinta dalla Marcegaglia ancora indecisa su cosa farà da grande, una volta ceduta la poltrona di generalessa dei confindustrioti - a proposito, è valso anche per lei il legittimo impedimento riguardo ai maneggi con Vendola? -, Lady Tears ha procrastinato ogni altra misura atta a far respirare l'imprenditoria in apnea. No, non la crisi è finita, ma la favola bella degli ammazzaspredde che ieri ci illuse, che oggi ti illude, o coglione!
domenica 11 marzo 2012
Il capitano Ultimo rifiuta la prescrizione
Ultimo è commovente, ma fuori dal mondo. Sicuramente è un uomo orgoglioso, e talora l'orgoglio porta a gesti irrazionali. Se si trattasse di uno sceneggiato televisivo, la battuta del capitano suonerebbe magnificamente in bocca a Raoul Bova, quantunque costui non sia certo un attore da Oscar. Quando i togaccioni si stancano delle partite a tennis e dei convegni sullo stato della giustizia, allora interviene la prescrizione, per evitare loro di affaticarsi ulteriormente sulle cause davvero ingarbugliate o politicamente meno significanti. Il massacro mediatico degli imputati ha intanto fatto il suo corso e il grosso pubblico può tornare agevolmente a interessarsi di gossip. Tanto, come cantava Guccini a proposito di altre questioni, "ci sarà sempre un musico, un teoreta, un Bertoncelli, un prete, a sparare cazzate". Ecco, se esistesse la patente di magistrato, la prescrizione potrebbe davvero servire a togliere punti all'ermellino di turno. Non siamo forse in un Paese nel quale un piemme si offende se qualcuno scrive che non ha lo spessore per concepire un golpe? Su faccende del genere, interverrà mai la prescrizione?
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mercoledì 7 marzo 2012
Fatti fessi dal terzomondo d'antan
Brasile e India sono paesi tosti ed emergenti, ma le rispettive popolazioni, benché il PIL di entrambi si rizzi non poco, continuano a vivere in gran parte in miseria. Brasile e India ci hanno sfrucugliato mica male, con le vicende di Battisti e dei marò, e tuttavia l'Italia è in prima fila nel riempirli di soldarelli, con le ONLUS che ci lavorano e con i progetti governativi di cooperazione sul territorio. E se chiudessimo i rubinetti? Se il Brasile se la tira, e poi si ritrova, per esempio, un esercito straccione, che senso ha che l'Italia foraggi un paese così ricco di contraddizioni? I buonisti con il culo al caldo potranno aiutare privatamente un governo tanto sconsiderato come quello dell'ex terrorista Dilma, giusto per colmare le loro ambasce nei confronti degli abitanti delle favelas, che certo non vedranno un picco di quelli nostri destinati alla cooperazione. L'India sbatte in bujosa i marò tricolori, pur promettendo che li accudirà cucinando loro gli spaghetti, per tirare sul prezzo, alla stregua dei furfanti iracheni che si spupazzarono la Sgrena o le due Simone. Sono pronto a scommettere che le famiglie dei pescatori ammazzati non si sa bene da chi resteranno a bocca asciutta, mentre qualche politicante o poliziotto o financo togaccione della patria di Gandhi, e magari l'intera triade, si sollazzerà con il contenuto di una valigetta per adesso ancora nelle mani di Terzi di S. Agata. In fondo, i potenti yankee non si dovettero acconciare a restituirci quella sfracellagingilli della Baraldini, che veniva data per moribonda, al fine di riavere indietro i due idioti, pur soggetti al codice militare USA, che avevano provocato la tragedia del Cermis? Terzomondo una cippa: in diplomazia, vince chi ha più da offrire. Personalmente, tifo per il ritorno di Latorre e Girone, che ad occhio paiono di una tempra superiore a quella di Cocciolone. Se poi ci metteranno un'altra accisa sulla benzina per recuperare con gli interessi il capitale sborsato, vabbuò, sarà stato per una buona causa! Non mi figuro Monti con la bava alla bocca, deciso a stracciare i permessi di soggiorno degli incolpevoli cittadini indiani accasati chez nous: sarebbe innanzitutto una vigliaccata, e poi li sentiresti, gli strilli delle damazze private del ristorante etnico che ti serve il riso al curry o, ancor peggio, costrette a cercarsi nuovi domestici... E la Fiat, che minaccia di chiudere un paio dei suoi siti sul suolo patrio, come farebbe a stringere ancora rapporti con la Tata? Quasi quasi, visto il ritardo delle nostre pubbliche amministrazioni nell'informatizzarsi, perché non comprare in blocco i computer da Nuova Delhi, insieme ai tecnici, per accelerare la pratica? Sempre meglio che farsi bidonare dallo svizzero Carletto...
domenica 4 marzo 2012
Nimby Kids
L'Istituto Bruno Leoni mette il dito sulla piaga: i governi hanno finora pompato ingenti somme da Mastriccionia per un'opera faraonica destinata a concludersi quando gli attuali giovanotti arrabbiati e traliccianti saranno prossimi a diventare nonni. E pensare che nei cantieri ci sta la crème de la crème dell'imprenditoria assistita, che non si fa scrupolo di ricorrere alla manovalanza straniera, beffandosi giustamente della bufala che vorrebbe il TAV quale irripetibile occasione per gli sfigati valsusini senza posto fisso (sull'eventuale indotto stendiamo un velo pietoso...). Tuttavia, la protesta ormai trascende la stessa costruzione della ferrovia - "diminuzione dei cavalli, aumento dell'ottimismo" - e non si può ignorare che la Bassa Valsusa, già patria di 'resistenti traditi' e serbatoio per Prima Linea, stia facendo le prove per l'insurrezione prossima ventura. Considerando la durata e la continuità delle manifestazioni, siamo ben oltre la jacquerie luddistica: siamo in pieno ludus pre-rivoluzionario, all'anti-G8 permanente, con le inevitabili ricadute di credibilità per chiunque stia adesso a Roma. Alberto Perino, capo della sollevazione, è un vecchio arnese del PSI craxiano, dove frondeggiava a livello locale, non avendo evidentemente i numeri per ambire più in alto: se non ricordo male, si annidava all'interno della società autostradale cui ieri i manifestanti hanno immobilizzato con il nastro da pacchi le sbarre di passaggio ai caselli e oscurato le telecamere. Un piccolo ras del clientelismo paesano metamorfizzatosi in masaniello forse aspirante al laticlavio. Che il TAV sia cosa buona e giusta è forse ancora, a distanza di vent'anni, da dimostrare, ma è evidente che l'allevamento dei fancazzisti picchiatori è fiorentissimo. Lenin, che era un dittatore, a questo punto non si sarebbe certo posto la famosa domanda "che fare?". La democrazia, purtroppo, soffre di blackout nel rispondere al medesimo quesito, facendo prudere le mani financo ai pacifici. Speriamo in una replica della 'marcia dei quarantamila', che parta stavolta dall'Alta Valsusa. Sempre che non avvenga un generale menar di mani tra i Nimby Kids di ogni dove, là confluiti, e gli amici del commercio non soffocato.
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