mercoledì 10 ottobre 2012
Beferotrofio
Non auguro certo ad Attilio Befera la fine del conte Prina, avendo in orrore i linciaggi. A proposito di quel tragico episodio, finito addirittura in proverbio nella lingua meneghina per indicare una sorte miseranda, ancora oggi si vocifera che a sobillare la plebaglia - in realtà composta per lo più da borghesi ridotti in rovina dalla sciagurata fantasia tassatoria del brillante avvocato piemontese (sembra quasi un destino dei miei corregionali venire ricordati come impositori di gabelle fra le più odiose, come la tassa sul macinato voluta dall'altrimenti stimato Quintino Sella) - fosse stato il conte Federico Confalonieri, in seguito sodale del Pellico durante i moti carbonari di sette anni dopo, mentre altri, più avvezzi ad agiografare i protagonisti risorgimentali, puntano il dito contro il 'cattivo' dell'epoca, vale a dire l'Austria di Metternich. Ora, il gran capo di Equitalia e dell'Agenzia delle Entrate è, a differenza del ministro napoleonico, solo poco più di un esecutore di disposizioni provenienti dall'alto, ma un esecutore di quelli che fanno la fortuna e la vergogna del proprio principale, nella fattispecie il premier Mario Monti. Un algido condottiero che sa evidentemente riconoscere chi ben lo serve magari 'pensando al regno', come non troppo tempo fa si è sussurrato giusto del conte Attilio (il paragone con il cugino di don Rodrigo è suggerito dalle mene di quegli per favorirne la prevaricazione sulla povera Lucia, di là dalla scommessa fra i due sulle possibilità di successo dell'impresa), dato quasi per certo candidato alle prossime elezioni politiche nel partito di Casini. Ecco, che tale sussurro non sia ancora divenuto un grido, può dipendere dall'insieme ferreo e plumbeo proposito del mandante dello stesso Befera, che su tanti proclami raccolti nella propria agenda, santificata da tanti piddini e pidiellini a prescindere, ha assunto il passo del gambero, ma non certo riguardo al tritacarne fiscale, oliato dal moralismo deteriore di schiere di plauditores a buon mercato, consapevoli che il traguardo finale dell'imposta patrimoniale, una tantum o fissa che sia, sposterà ancora di più in avanti la già difficile uscita dal tunnel della crisi. Monti ha una fretta indiavolata di monetizzare il proprio sforzo tassatorio, a dispetto delle cifre che lo condannano, e l'unica mano che può spingerlo è quella borsaiola di Equitalia, che avrà campo libero nel periodo precedente il voto per sfoderare tutto l'armamentario di cui dispone e aprire un fuoco di fila senza precedenti su contribuenti onesti e gaglioffi, soprattutto sui primi. Befera deve rimanere al proprio posto: è questo il senso della proroga imposta dal governo per la concessione ad Equitalia del compito di riscuotere i tributi. I Comuni, che si sarebbero volentieri sbarazzati della 'gioiosa macchina da estorsione' per incassare in prima persona i balzelli, sono rimasti fregati: il 'magnifico monopolio' equitaliota non vacilla, grazie all'ennesimo sberleffo alla logica della concorrenza, con tutti gli agi e gli aggi ai beferoidi scatenati. E c'è chi sospetta un accordo segreto con le grandi municipalità, a parole critiche verso i metodi da racket della banda capitanata dal conte Attilio, ma sotto sotto preoccupate di non raggranellare i dindi necessari alla propria sopravvivenza, se non appunto appoggiandosi ai sistemi spicci di Equitalia, che è il contrario dell'AIDS: "se la conosci, non la eviti" (perché ti fa comodo). I lavori sporchi, le cartelle pazze, le multe ai genitori dei bambini che fanno il mercatino dei fumetti ai giardini pubblici, spettano ai professionisti del procurato lastrico. Ora è legge e i sindaci hanno poco da discutere, ma solo da risparmiare sui lampioni quando vien la sera. Cassandra, la profetessa di sventure, è ancora in circolazione, ma con la 'spendinreviù' si è tolta le ultime quattro lettere dal nome: adesso si chiama Cassa. Continua, come un tempo fu la lotta. E, se non potrà candidarsi dovendo portare avanti il superlavoro, Befera forse avrà, al pari del suo padrone, un laticlavio a vita.
sabato 15 settembre 2012
Tutti addosso al Marchionne pinocchio
Non ho mai avuto una particolare simpatia, forse perché torinese, per i vertici FIAT, a cominciare dal sopravvalutatissimo Avvocato con l'orologio sopra il polsino. Ho sempre pensato che la massima industria automobilistica italiana, oltre a produrre catorci smerciabili solo a gente di bocca buona e dal portafoglio in gramaglie, fosse brava esclusivamente nel privatizzare i profitti e socializzare le perdite, facendosi aiutare in maniera sfacciata da governi di calabrache di vario colore. Ma oggi mi debbo forse ricredere, sempre che l'uomo dal maglioncino non mi sorprenda con l'ennesima giravolta, che sembra un po' il suo vero marchio di fabbrica: due anni fa, in pompa magna, il fratello normale di Lapo aveva annunziato che, sì, il colossino nato dall'intesa con la Chrysler non si sarebbe disimpegnato dall'attività nostrana e, anzi, le avrebbe dato nuovo impulso. Adesso ci vengono a dire, il Sergio e il John, che non è cosa, che ci hanno ripensato, che il progetto 'Fabbrica Italia' non gusta più ai piani alti di corso Marconi. E il guaio è che, pur fedifraghi e mancatori di parola, hanno ragione loro. Lasciamo perdere Nostra Signora della Permanente e Bonanni-D'Artagnan, che in fondo fanno (male) il loro lavoro, che è lo stesso da cinquant'anni e più, e per il quale li dobbiamo ringraziare dal profondo del cuore, giacché, se non ci fossero, i nostri partitanti non potrebbero tirar fuori a ogni pié sospinto la magica paroletta 'concertazione'... ma che ci fanno, nel coro dei bacchettatori di Marchionne, la leonessa Elsa e il passerotto Corrado, ministri di un governo sedicente tecnico, infarcito di professoroni di economia, che dovrebbero capire per primi le ragioni di un'impresa? La FIAT ha munto finché ha potuto dalla mammella dello stato, creduta inesauribile fino a quando la parolaccia 'spread' non è entrata prepotentemente nel vocabolario di tutti gli avventori di tutti i bar d'Italia. Sergio e John, due anni fa, annusavano un'aria meno mefitica di quella odierna, a prescindere dai loro tubi di scappamento, se li vogliamo considerare sinceri (come se ce ne fregasse assai...), ma le convenienze si misurano sul numero di bastoni che la politica mette fra le ruote di chi voglia davvero decollare e non semplicemente rollare sulla pista. Quando non si può più vivere di rottamazioni, i rottami si riciclano. Magari fuori dai confini.
martedì 17 luglio 2012
Otannicnic
Chi sa perché, non riesco ad appassionarmi al dibattito sul ritorno del Berlusca: egli, che ha sempre vantato la propria estraneità al teatrino della politica, cui peraltro ha contribuito alla grande - né sarebbe potuto avvenire altrimenti, considerando la politica alla stregua di un enorme palcoscenico quale effettivamente è (il suffisso 'ino' vorrebbe spregiare tale caratteristica, ma rimane solo la fotografia di una parodia) -, non si è saputo distinguere dai suoi avversari manco nella rinunzia dignitosa a calcarne le tavole. Il tempo del Silvio incantatore di serpenti è irrimediabilmente trascorso. Oltretutto, rientrando nell'agone, il Cav mostra soltanto di voler salvare ciò che non merita di venire salvato, vale a dire un partito che appoggia un governo di incapaci alle dipendenze di un vecchio barbogio già complice di nequizie ben peggiori di tutte le sciocchezze montiane. E come vuole risolvere l'attuale contingenza il bollito di Arcore, con le barzellette o spezzando le reni alla Minetti (honni soit qui mal y pense)? Non abbiamo bisogno di cincinnati alla rovescia per farci male più di quanto avvenga ora.
giovedì 12 luglio 2012
O capitano, mio capitano!
Capitan Codardo o capitan Furbetto? L'ultima bischerata che vorrei sentire dai mastri pensatori della morale un tanto al chilo, scandalizzati per il 'sottile' compenso elargito da Mediaset allo Schettino per la sua apparizione televisiva dell'altro ieri - una specie di Fatima a gettone in nome del sacro diritto di cronaca, lo stesso invocato dagli intercettatori forsennati, organici alle manie di grandezza di certi procuratori restii a passare di moda -, è che in tutti noi alberga almeno un cicinino del comandante della Costa Concordia, donde il meritarci l'esibizione del medesimo in prima serata senza che il fegato ci roda più di tanto. E se l'odiens o lo scèr, o quel diavolo che sia, premiano siffatte comparsate, o diamo l'assalto al Palazzo d'Inverno del Biscione con i forconi risparmiati contro le nequizie dei fiscaroli al potere, contraddicendo la nostra vocazione al trangugio delle merdate sesquipedali, o ce ne stiamo zitti e buoni, che in fondo sarebbe la cifra perfetta del popolobuismo imperante, più delizia che croce per gli intelliscemi abilitati al cazzeggio etico. Il Moige ancora non si è scagliato addosso all'intervista prezzolata al re dei vigliacchi dei sette mari? Ottima non-notizia, degna di non-festeggiamento, non-paradigmatica dei paradogmi di chi non riesce a concepire il mezzo televisivo alla stregua di uno dei fini più potenti (ancora, a dispetto della rete ubriaca delle peggiori sciocchezze) della nostra epoca. Schettino in tivù è un cazzotto ai fautori del vestalismo più retrivo, che si beve compiaciuto gli ettolitri di sangue delle serie poliziesche americane, a base di C.S.I. (nostalgia dell'acronimo succeduto per breve tempo alla gloriosa Unione Sovietica?) e del Dexteronomio killerotico trionfante sui sopori Law and Order, ma s'inquieta per una sillaba fuori posto di un candidato a corda e sapone mediatici, oggettivamente antipatico senza manco il riscatto dell'intelligenza (personalmente, avrei qualche problema a stringergli la mano), eppure troppo umano, almeno nel sembiante, per non avere diritto a mostrare, a chiunque ne abbia lo stomaco, il proprio sbilenco coin de vue, monetizzando financo il disgusto altrui, giusto per non lasciare in povertà gli avvocati che lo dovranno sostenere in una causa da far tremare le vene e i polsi a uno meno spiaggiato di lui. Se fosse andato al Grande Fratello invece che a Quinta Colonna (di quale nemico?), sarebbe stato il Pulp Fiction dei reality, ma così il Salvo nazionalpopolare ha fatto la sua porca figura, suscitando le invidie dei cronisti specialisti nei 'faccia a faccia' con il mostro di turno. Lo strascico dei pistolotti lo lasciamo alle spose del conformismo, le quali dubito avrebbero gridato alla propria virtù violata se i dindi per Schettino li avesse sborsati il servizio pubblico. Spendinreviù a tutti!
mercoledì 20 giugno 2012
Bandidos!
Da fuorilegge, da appestato voglioso di essere untore e di dare la birra ai birri dell'Agenzia delle Entrate, non posso che levarmi tanto di cappello dinnanzi al capoccia di costoro, il sor Attilio dimorante nel cuore di Monti e del suo mentore Napolitano, il quale, se potesse, son certo lo farebbe baronetto per i tanti meriti fin qui accumulati nei confronti della gloriosa Terza Repubblica, che non trema davanti alle equibombe e non arretra di fronte ai mugugni e ai mal di pancia dei contribuenti, cui peraltro fa da contrappunto il
trionfale mettersi a novanta gradi dei medesimi nel momento della verità, allorquando, lungi dall'impugnare i forconi per lunga fiata agitati in rete, sette proprietari di casa su dieci hanno deciso di accondiscendere all'esborso della prima rata dell'imposta-zombie denominata IMU, magari pensando con ciò di allontanare da sé lo spettro del salasso dicembrino (che pure vi sarà, a scorno degli eterni ottimisti, e che i media appecoronati rappresenteranno di certo come la giusta e sobria vendetta del potere fiscarolo nei riguardi dei parassiti
evasori; ah, se non vi fossero costoro da destinare alla gogna, come potremmo vivere?). Con encomiabile sollecitudine, invero un po' sospetta, ha provveduto la Consulta dei CAF, braccio armato di quei sindacati che da sempre reggono con
piglio manageriale l'INPS, socio di minoranza nella benemerita Equitalia, a informarci dell'esito di quell'autentico voto di conservazione costituito dalla scadenza del tributo ammazzamattoni: una sorta di referendum confermativo per i
tassametri viventi (?), per i balzellosauri impegnati a fare 'marameo' al pericolo della propria estinzione, alla faccia dei proclami trucibaldi di rivolta fiscale circolati sul web in questi mesi di passione altrimenti spenta.
Santanché Santanché, di ribelli non ce n'è! Logora Lega, dei tuoi appelli chissenefrega? Ragazzi, ragazzi, e mo' sono... ! Insomma, ci si è divertiti a minacciare sfracelli e poi, buonini buonini, timorosi di ricevere cartelle esattoriali da far stramazzare un toro, si sono ripiegate le bandiere masanielle e si è indossato il loden per proteggersi dall'anticiclone Scipione. La squadra azzurra di calcio ha suonato l'Irlanda del Trap, ma è un caso isolato, giacché
per il resto Dublino ci ha riservato una lezione coi fiocchi, insegnandoci come si deve comportare un popolo davanti all'arroganza degli sceriffi europei: l'equivalente gaelico della gabella sul focolare è stato spernacchiato, nell'isola dei trifogli, da cinquanta cittadini su cento. Qualcuno dirà che quelli stanno peggio di noi, e che molti non sono manco in grado di versare l'obolo, ma sono fregnacce: la realtà è che arriva un momento in cui si oltrepassa la soglia della sopportazione e non ti spaventano manco più le sanzioni, perché la rabbia verso l'ingiustizia e le prepotenze del potere ti dona una percezione migliore di quel che andrebbe fatto. Ecco, a me la storia di Socrate che beve la cicuta per rispetto verso la legge mi ha sempre dato la nausea, parendomi una boiata sesquipedale, di là che a raccontarcela sia quel
gran paraculo di Platone, da cui discendono per li rami lo stato etico di Hegel e il governo dei tecnici di Monti. Se la mia coscienza trova che una tassa sia ingiusta, perché colpisce un bene primario dell'uomo, allora mi sento legittimato a mandare al diavolo tassa e tassatore. Vabbuò, "modus est in rebus" e talora ci si accontenta di votare un ometto che fa 'cucù' alla Merkel, salvo poi chiamarla 'culona inchiavabile', giusto per la di lui promessa di togliere di mezzo il balzello, salvo poi reintrodurlo di soppiatto una volta gabbato lu santo, cioé vinte le elezioni. Ma, appunto, a dar retta ai politici si finisce male. Da ieri l'altro, provo l'ebbrezza di essere un 'wanted' per i beferoidi che ci hanno invaso, corrompendo pure la nostra gioventù: spero solo che non sia un infante delle elementari a indicarmi con il ditino accusatore, quando dovessi incrociare una pattuglia di finanzieri. Come nella canzone di Boris Vian 'Le déserteur', dovrei andare per le strade di Bretagna, di Francia e di Alemagna per propagandare il verbo dell'obiezione fiscale, ma il vantaggio della rete è
che non vi è bisogno di spostarsi troppo. Non escludo che la Lodensprung introduca il carcere per gli evasori (concetto ossimorico e contrappassistico anzichenò), senza sottilizzare fra costoro e gli obiettori. Ah, in estate arriverà la stangata sulle bollette di luce e gas, ma ancora non sarà la festa dell'ingrasso per i tarantolati della RAI, che sognano di agganciare il canone alla prima (più avanti, e vedremo se Passera dirà che è un'idea 'repellente'...). Personalmente, lancio la proposta di firmare una petizione sul sito www.petizioni24.com (ahinoi, ci precludono i referendum sul fisco) per introdurre la decadenza automatica delle accise ultraquinquennali sui carburanti, che ci costano direttamente - poco - e indirettamente - moltissimo -, oltretutto con il sistema truffaldino di applicare l'IVA sul prezzo della
benzina comprensivo di tali tributi.
sabato 19 maggio 2012
Sindrome da IMUdeficienza acquisita
La rivolta fiscale verrà. Silenziosa e letale. Non tanto silenziosa, forse, se a qualcuno pungerà vaghezza di tirare fuori i forconi, come paventano i sindaci italiani, incastrati nel ruolo di esattori da un governo inetto e deboluccio nel far di conto. Si sta respirando una brutta aria, per chi vorrebbe mantenere i sudditi imbalsamati nel rispetto di norme inique e vessatorie, come spesso sono quelle che regolano l'arraffamento delle risorse private da parte del Leviatano statale: l'impressione è che stavolta manco Socrate accetterebbe di bere la cicuta, dovendo fronteggiare tenutari del potere così sprezzanti del buon senso da minacciare bagni di sangue qualora la loro creatura prediletta, la dannata IMU sorta dalle ceneri dell'ICI per una resipiscenza furbastra del Cav già in odore di giubilamento, venisse azzoppata dalla legittima indignazione popolare. Verrà il fisco e avrà i tuoi occhi, sembrano promettere quelli della Lodensprung, ormai tarantolati dalla paura che crolli in maniera catastrofica il castello di bugie costruito sulla spocchia di chi si sentiva investito dal dio dei 'poteri forti' di una missione salvifica, subito contraddetta dalla gragnuola di balzelli con cui si è sotterrata ogni speranza, pur minima, di innescare anche solo una parvenza di crescita, d'altro canto difficile da ipotizzare in un contesto di crisi sovrannazionale. Ora, se è vero che il Mariuolone Monti ci è stato appioppato da San Napo su ordine dei gerarchi mastriccionici - chi non ricorda il diktat del rompino Van Rompuy? -, è altrettanto vero, come si è ripetuto fino alla nausea, che il Bokkoniano amaro ci viene fatto quotidianamente trangugiare dall'insipienza dei politici nostrani, ben lieti di demandare ai prof il lavoro sporco che non hanno il coraggio di compiere ancora adesso, a più di sei mesi dal laticlavio regalato sulla fiducia all'uomo della Trilateral (e di Goldman&Sachs), alla stregua di un Nobel qualsiasi affibbiato a un altro campione dello Yes, we can, che perlomeno la sua elezione se l'è sudata in giro a sbaciucchiare pupi e a titillare l'orgoglio della propria gente. Ma se il sobrio per antonomasia non riuscisse a portare a termine il compitino per il quale è stato scelto, cosa succederebbe a lui e ai suoi mandanti nazionali? Esclusa la morte per fame, tuttavia qualcuno potrebbe cominciare a guardarlo un po' come accadde al conte Ugolino, con la differenza che, in luogo dei figli da mangiare, il nostro eroe in grigio si troverebbe sulla coscienza milioni di connazionali spolpati, senza la consolazione di avere centrato nella partita del bilancio la X pronosticata con tanta sicumera. A meno che, appunto, i candidati allo spolpamento non decidano di dribblare in extremis la linea d'attacco dei Befera Boys, la squadra per la quale tifa il bassotto della Merkel, mandandola in fuorigioco. Qui non si tratta di avere Grillo per la testa, bensì di usare la medesima per scompaginare i piani di bottino (ventuno miliardi!) della cricca miliardaria al governo e, di riflesso, della furfanteria partitante che le regge il moccolo. Altro che astensionismo, schede bianche o voto a comici scambiati per statisti! Ricorrendo a un'espressione cara a un democristo trasmigrato a sinistra, sarebbe un vero segno di discontinuità con il passato tagliare (dal basso) i viveri alla casta politica. Risparmiando i dindi destinati all'IMU con il negarli innanzitutto ai sedicenti 'tecnici' tesi alla propria sopravvivenza politica, si farebbe un gran bene al Paese reale e si svelerebbe la nudità dell'imperatore Monti, esponendolo alla vendetta dei suoi committenti. Se financo i capoccioni del Fondo Monetario Internazionale, con tutto il pelaccio che hanno sullo stomaco, mostrano orrore per la mitragliata di tasse del governo di Der Kommissar, significa che il tempo è venuto: non si tosano le pecore cui siano spuntate le zanne. La Lodensprung ha già evidenziato la propria intrinseca debolezza nel contrastare chi le si opponga a muso duro (Fornero docet): è ormai da settimane che Befera viene rampognato per l'eccessivo presenzialismo catodico, a dimostrazione che Monti qualche dubbio sulla strategia del balzello forse lo sta coltivando, senza peraltro poterlo dire per non sputtanarsi completamente. Anzi, il timore che si incattivisca da qui a dicembre, di fronte a una possibile 'bagnata' in occasione della scadenza della rata d'acconto IMU, è più che fondato, ma, paradossalmente, vi è da augurarsi che così avvenga, in modo da convincere anche i più riottosi a dare corpo alla rivolta fiscale nel momento del conguaglio dicembrino. E, per favore, non si blateri di antipolitica: a tale proposito, si dovrebbe finalmente dissipare l'equivoco su cosa davvero vogliano gli antipolitici, i quali sbraitano contro la casta, ma nello stesso tempo continuano a invocare lo stato-mamma, a differenza di molti (non tutti) fra i grillini, sinceramente convinti che possa esistere un altro modo di fare politica (non è detto sia quello giusto...). Verrà la rivolta fiscale e avrà la testa di Monti.
venerdì 13 aprile 2012
Risposta al montiano Marsonet
http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=34367
Non sono un bokkoniano e non sono manco laureato, perciò dovrei starmene zitto e umile e sottomesso al cetriolo gigante approntato da quei pozzi di scienza economica calati dall'empireo quirinalizio a miracolo mostrare? Tutti insieme, quelli della Lodensprung, dal passerotto alla fornerina, mi stanno forse conducendo verso la magica Shangri-la, con l'aiuto dello sherpa Befera, uso ad arrampicarsi su un Himalaya di specchi per giustificare come mai il tanto magnificato recupero dell'evasione abbia finora sortito l'ennesimo 'ottomila' di tasse e balzelli, in luogo del topolino di un minimo abbassamento di una qualsivoglia accisa, foss'anche riferita al terremoto di Messina? Andassero a spalare il mare, Mariuolone e Lady Tears, giusto per raccogliere la rumenta di
una gabella sull'orchite dei pesci! Ella, caro professor Marsonet, appartiene di diritto alla schiatta degli utili intelligenti, abbagliati per troppa scienza dal sole malato del dio Fisco-Aton, l'unica divinità degna di essere adorata in pieno XXI° secolo con sacrifici umani! Con quale toupé ci viene a proclamare non esservi alternativa al dissanguamento generalizzato e alla prostituzione di chi
gode a manutenere il priapo bancario, che nega prestiti al colto e all'inclita pur di non sganciare un dindo di quelli elargitigli da Mastriccionia (che fa rima con Babilonia, la gran puttana dell'Apocalisse)? Pozzi, sì, ma senza fondo... al pari dei partitanti, delle camusse e delle marcegaglie che si strusciano loro addosso!
P.S. - Mi scuso per l'inusuale (per me) abbondanza di punti esclamativi. Confesso di averne raccolti molti per strada, cercando di star dietro agli adulatori del Sobrio, che li perdevano fin dalle maniche, come avviene ai bari di professione.
Non sono un bokkoniano e non sono manco laureato, perciò dovrei starmene zitto e umile e sottomesso al cetriolo gigante approntato da quei pozzi di scienza economica calati dall'empireo quirinalizio a miracolo mostrare? Tutti insieme, quelli della Lodensprung, dal passerotto alla fornerina, mi stanno forse conducendo verso la magica Shangri-la, con l'aiuto dello sherpa Befera, uso ad arrampicarsi su un Himalaya di specchi per giustificare come mai il tanto magnificato recupero dell'evasione abbia finora sortito l'ennesimo 'ottomila' di tasse e balzelli, in luogo del topolino di un minimo abbassamento di una qualsivoglia accisa, foss'anche riferita al terremoto di Messina? Andassero a spalare il mare, Mariuolone e Lady Tears, giusto per raccogliere la rumenta di
una gabella sull'orchite dei pesci! Ella, caro professor Marsonet, appartiene di diritto alla schiatta degli utili intelligenti, abbagliati per troppa scienza dal sole malato del dio Fisco-Aton, l'unica divinità degna di essere adorata in pieno XXI° secolo con sacrifici umani! Con quale toupé ci viene a proclamare non esservi alternativa al dissanguamento generalizzato e alla prostituzione di chi
gode a manutenere il priapo bancario, che nega prestiti al colto e all'inclita pur di non sganciare un dindo di quelli elargitigli da Mastriccionia (che fa rima con Babilonia, la gran puttana dell'Apocalisse)? Pozzi, sì, ma senza fondo... al pari dei partitanti, delle camusse e delle marcegaglie che si strusciano loro addosso!
P.S. - Mi scuso per l'inusuale (per me) abbondanza di punti esclamativi. Confesso di averne raccolti molti per strada, cercando di star dietro agli adulatori del Sobrio, che li perdevano fin dalle maniche, come avviene ai bari di professione.
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